Chiodatura, chiodi e spit

Lo spit, questo piccolo amico…
Di Marco “Thomas” Tomassini

chiodi_1Iniziamo col dire che, la parola spit, tradotta letteralmente dall’inglese, significa sputo.

La motivazione di questo nome pare sia dovuta alle dimensioni molto ridotte di questo tassello.
In realtà, spit è il nome dell’azienda che produce questo ed altri tipi di tassello.
La denominazione del tassello tipo “spit” è in realtà molto più lunga e complessa e, per cui, non si utilizza abitualmente ne tanto meno si conosce tra gli arrampicatori.
Il nome completo è “Spit Roc, ancorante autoperforante con filettatura interna”.
Nell’ambiente dell’arrampicata sportiva si ha la tendenza ad utilizzare la parola spit per indicare qualsiasi tipo di ancoraggio, che esso sia un fittone resinato, una placchetta, un golfare, ecc… un po’ per semplicità (è una parola breve e ormai conosciuta nell’ambiente) ed un po’ perché essendoci poca o nessuna informazione (o ancor peggio mal informazione) spesso si è convinti che davvero, tutti i tipi di ancoraggi siano definiti così… ho sentito qualcuno chiamarlo addirittura split… e che cos’è, giochiamo a bowling?

Naturalmente scherzo, il fatto è accaduto davvero ma non me ne voglia chi ha commesso questo comprensibile errore… con il passaparola accade anche di peggio!
In tutti i casi, questo ormai sorpassato tipo di tassello ci sembra insicuro, pericoloso e via dicendo rapportato all’ utilizzatissimo sistema a fittoni inox resinati chimicamente, ma ci sarebbero da precisare alcuni punti.
In primis, è necessario valutare su che tipo di roccia viene fissato; è ovvio che, il sistema a resina e fittoni rimane sempre il più sicuro in tutti i casi e su qualsiasi tipo di roccia (previa esecuzione di posa del fittone resinato seguendo tutti i crismi)… ovviamente c’è sempre “un caso su mille” in cui persino un resinato si muove o si stacca (ma c’è sempre un motivo ben preciso).

chiodi_2Con il tempo ci si è accorti che il calcare di Finale èra talmente tenero ed alveolato da “cedere” (nei decenni) alle sollecitazioni dei “voli” degli arrampicatori, o meglio, il tassello un volo dopo l’altro, tendeva a fuoriuscire dal foro che lo alloggiava “mangiando” la roccia poco a poco.Nel caso, ad esempio, del calcare delle falesie di Finale Ligure, negli anni 80’ il tassello tipo spit era molto utilizzato e reputato l’ancoraggio per eccellenza; era l’unico tipo di tassello che si poteva fissare manualmente (tramite un percussore) quando ancora i trapani a batterie non erano così diffusi ed è stato una rivoluzione perché ha permesso agli apritori di allora di attrezzare vie dove non vi erano fessure o buchi dove piantare cunei di legno o chiodi tradizionali da fessura e clessidre ed alberi dove strozzare cordini.
Resta il fatto che, uno spit ben piazzato, anche se su calcare tenero, è comunque una buona protezione ed anche dopo decenni e molte sollecitazioni non è tassativo che fuoriesca o divenga pericoloso.
Non tutto il calcare del Finalese è uguale; io purtroppo non sono un geologo e, per cui, vi posso parlare solo da chiodatore e basarmi sulle mie esperienze personali.
Queste mi hanno portato a notare che, ad esempio, il calcare della falesia di “Lacremà Inferiore” (Calvisio) è uno dei più duri e compatti del Finalese mentre quello di “Bocca di Bacco” (Rian Cornei) è uno dei più morbidi ed alveolati.

Addirittura, a Lacremà, la roccia degli ultimi metri verso le catene è molto più dura e compatta rispetto a quella in partenza sui primi metri delle vie.

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Un altro problema  in cui ci si è imbattuti parecchi anni fa sono le piastrine in lega anodizzate (colorate).

L’errore più diffuso è stato pensare che fossero solo quelle colorate a creare problemi. In pratica, accadeva che, a distanza di anni dalla posa di placchette in lega leggera montate su spit (o altri tasselli quali Fix, Fischer, ecc… ) queste si sfogliassero letteralmente e quel che c’era di peggio, che iniziassero a sfogliarsi dalla parte più a contatto con la roccia continuando verso l’esterno, occultando così il difetto a chi arrampicava (se questo non estremamente attento ai punti di ancoraggio).

Sembra che questo effetto corrosivo fosse dovuto all’interazione dei materiali componenti la piastrina con la presenza o meno di certi minerali nel tratto di roccia sottostante. Per effetto dell’acqua piovana, mediante un effetto galvanico, i materiali componenti la piastrina tendevano a trasferirsi sulla roccia sottostante riducendo questa come una torta millesfoglie… ma il colore (blu, rosso o altro) in realtà non c’entravano nulla.

Sempre in qualità di chiodatore e non di chimico o “tinteggiatore”, avendo anche smontato direi centinaia di vecchie placchette per poi richiodare le vie, vi posso assicurare che, anche le placchette non anodizzate (colorate) subivano lo stesso identico procedimento di“sfogliatura”. Ne possiedo ancora i resti per averne una prova concreta (…e vi posso assicurare che non si tratta di placchette scolorite).

chiodi_6Da prendere ancora in esame per quanto riguarda la chiodatura “a spit” ci sarebbe la vite che tiene unita la placchetta allo spit (o altro tipo di tassello che sia).
La soluzione migliore è l’inox anche in questo caso.Esistono differenti tipi di ferro e acciaio con diversi “carichi di rottura”; non è da sottovalutare di certo la presenza di salino nell’aria specie nel caso di Finale Ligure; questa contribuisce ad accelerare moltissimo l’effetto di corrosione (ruggine) sul ferro, e la zincatura superficiale a poco può resistere.

A questo punto è naturale pensare che, a parità di messa in posa regolare, un tassello tipo spit piazzato su rocce molto dure (tipo granito) e lontano dal mare tanto quanto basta a non avere presenza di salino nell’aria, sia “più sicuro e durevole” di un altro piazzato nelle condizioni contrarie.

Da valutare in oltre quanto distanti tra loro sono state collocate le protezioni; è ovvio che, maggiore è la distanza che intercorre tra due ancoraggi e maggiore, al momento della caduta (volo di un arrampicatore) sarà la sollecitazione.

Per finire, i punti più a rischio, dove le probabilità di fuoriuscita di un tassello è maggiore, è guarda caso sul punto / punti duri (il passo chiave) della via ed in sosta (in pratica tra i punti più importanti della via.

Questo perché sul passo chiave è più probabile che il gruppo tassello / piastrina sia stato sollecitato violentemente con una caduta e, sulla sosta, perché sicuramente è stata sempre e comunque molto più utilizzata rispetto agli altri punti (calate, moulinettes) anche se in modo più statico (no cadute).

chiodi_7I tasselli tipo “spit” sono costruiti anche da altre aziende e, ovviamente, vengono chiamati con altro nome; esistono pure in versione acciaio inox… quelliLe prove tangibili ne sono le famose “placchette che girano” che normalmente si trovano sui punti chiave dei tiri.

utilizzati per decenni non lo erano di sicuro ed infatti sono stati, anche loro, intaccati dalla ruggine.

Situazioni in cui si utilizzano ancora gli spit sono quelle dove vi è la necessità di utilizzare immediatamente dopo la protezione (con la resina è necessario attendere X tempo prima di utilizzare l’ancoraggio) e dove un trapano a batterie sarebbe un peso ed un ingombro troppo elevato.

Da non confondere con la ditta “Fixe” spagnola la quale produce ancoraggi per free-climbing, speleologia, ecc…chiodi_8Ormai sorpassato, lo spit è stato rimpiazzato alla grande con il tassello tipo “fix”, molto più semplice e rapido nella posa e simile a livello di sicurezza.

Anche questo nome, “fix”, è in realtà un nome abbreviato del tassello, sempre prodotto dalla ditta “Spit” costruito anche da altre aziende sotto altra denominazione.

Il nome completo è “Spit fix, ancorante metallico ad auto espansione”.

Sia i tasselli Spit che Fix sono stati progettati in realtà per un utilizzo “da cantiere” (fissaggio di rotaie, guide di ascensori, ponteggi, ecc…) adattati poi alla nostra disciplina sportiva accoppiandoli con piastrine ed anelli.

Il tassello tipo spit era comunque già segnalato sui cataloghi come “speciale per alpinismo”.