Genesi di una falesia

Chi va a scalare in falesia molto raramente si domanda: Chi l’ha scoperta? Com’era prima? Da chi è stata attrezzata?

Ogni sito d’arrampicata ha una storia alle spalle, alcune falesie sono oggi diventate storiche o di “culto”, frequentate da scalatori spesso provenienti da molto distante appositamente per scalare in quel luogo, di queste falesie la storia della sua scoperta e valorizzazione è più conosciuta, ma quelle piccole falesie frequentate solo dai climber locali chi la conosce?
Praticamente nessuno, a parte i pochi amici dei chiodatori.

Ecco, mi farebbe piacere raccontare come sono “nate” le Placche delle Ferriere, una di queste piccole realtà locali che non saranno mai di “culto”, soprattutto mi piacerebbe far conoscere le motivazioni che ci spingono a “sprecare” giorni e denari attorno ad un pezzo di pietra, far rivivere un po’ le sensazioni che abbiamo vissuto durante i giorni trascorsi per la preparazione di questo sito d’arrampicata.

 La storia inizia così, in un “lontano” luglio del 2001, Michele, padre di fresco, mi telefona un sabato;
ehi, come va? Hai voglia di venire a vedere “un posto”, poi ce ne andiamo a fare un bagnetto ai laghetti”,
“ok, dove e a che ora ?

Da un paio d’anni ho conosciuto Michele al Pennone, “palestra d’arrampicamento” sopra Voltri, riscoperta da Michele, la moglie Sara, Mauro de Cesare e altri amici negli ultimi anni del secolo scorso.

Il “posto” è in Val Cerusa, una valle strana che inizia a Voltri e si incunea verso monte, su su fino al passo del Faiallo, la zona è già ben nota da decenni a molti genovesi soprattutto per i laghetti del torrente Cerusa che in estate sono molto frequentati da coloro, come il sottoscritto, non amano le spiagge affollate e rumorose.

Questa valle ha due facce; quella più vicina alla “civiltà” è più stretta, è paleo-industriale, è quella delle vecchie cartiere abbandonate, quella della durezza del lavoro, quella della “fatica sotto padrone”.
Poi arrivi a Fiorino, oltrepassi l’ultima cartiera ancora attiva, si para davanti agli occhi l’altra faccia della Val Cerusa, quella dei prati, quella delle fasce coltivate a mano, quella dei pastori con le loro pecore e capre, quella della “fatica ma in libertà”, quella dei suoni e odori della montagna, ecco, qui è il “posto”.

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2La giornata è splendida, calda ma con una leggera brezza, siamo un bel gruppetto, simile ad una classica scampagnata con amici, ci sono i bimbi, c’è la coppia di fidanzatini, i single, ma c’è anche qualcosa che non fa parte del solito bagaglio per andare ai laghetti, oltre ad asciugamano e ciabatte, ci sono corde, moschettoni e … trapano, cose mai viste dagli abitanti di Fiorino.
Appena oltrepassato il ponte dietro la cartiera la brezzolina fresca ci permette di percorrere il breve sentiero senza soffocare. Arriviamo ad un certo punto e Mikkè si ferma, con solennità annuncia:

“ecco adesso noi andiamo su di qua, voi (mogli, figlie e “bagnanti non scalatori”) proseguite 5 minuti e siete ai laghetti, ci vediamo su per mangiare !”
(ci mancherebbe altro che il Mikkè salta un pranzo … )

placcheIniziamo a salire appena dopo un ponticello in pietra e in breve arriviamo su un ripiano panoramico, sotto di noi, parecchio sotto, c’è il torrente che serpeggia e si vedono perfettamente tantissime pozze e laghetti, sopra, parecchio in alto, un ammasso di pietre e una cresta rocciosa tutt’altro che invitante che termina ad una incerta cima … che “ravanaio” !!!!
Mikkè !! ma sei fuori ?
ci porti in un ravanaio del genere ?
è peggio di Rocca dei Gatti !!“
e lui serafico ci indica un punto tra la catasta di massi …
calmi, calmi, guardate un po’ là !”

intravediamo le due placche …

e continua
sono due, saranno alte una ventina di metri… andiamo”

In poco siamo alla base della placca inferiore (oggi Muro Walterlitz), la guardiamo, riguardiamo, la roccia è strana, conglomerato, simile al Reopasso o Castello della Pietra ma molto più fine e soprattutto sembra molto più solido!

E’ abbastanza abbattuta, meno male, le nostre capacità sono quelle che sono, fosse verticale … ci vorrebbe un argano per arrivare in cima!

Risaliamo la pietraia, molto instabile e in questa stagione ci sembra un bel serpaio, non mi piace gran che … ma questo c’è … siamo di fronte alla placca superiore (Placca Mikkè) è spettacolare, alta, molto alta, verticale, molto verticale, pure troppo … dalla pietraia l’occhio è tratto in inganno, per fortuna in realtà non è così verticale, lo scopriremo con soddisfazione.

3Tornati sotto, con Mikkè iniziamo a tirar fuori la ferramenta dagli zaini e con circospezione, per i probabili serpenti in agguato, saliamo con facile arrampicata fino ad una cengetta posta proprio sopra la placca, mettiamo un paio di fix di sicurezza e arriviamo ad un albero sulla verticale di una splendida fessurina che sale dritta, sosta, ci caliamo ripulendo alla meglio la roccia, è nato il primo tiro della falesia !!!

4A turno, siamo in 5, proviamo a salirlo in mulinette, bello bello, non è per niente banale, si deve stare leggeri leggeri, le prese “non devi tirarle, devi spingerle! come insegnano sempre gli scalatori d’esperienza su roccia non propriamente monolitica….

Per scherzo viene battezzata “la grigua”, in onore di una lucertola che l’ha ripercorsa subito dopo, ovviamente senza le difficoltà che noi abbiamo trovato, la prima scritta di pennarello verde sulla roccia.

Per l’entusiasmo non ci rendiamo conto che le ore sono trascorse, corriamo veloci verso gli amici, le mogli, i laghetti, il PRANZO !!!

La splendida giornata si conclude discutendo accanitamente su come procedere per realizzare quello che in quel momento ci sembra ancora un sogno, ma non tanto irraggiungibile, una bella falesia , con tiri facili ma non “ignoranti”, vicino a casa, in un bel luogo.

Come spesso accede le situazioni della vita cambiano i piani, i progetti che sembrano di immediata realizzazione si allontanano, passano i giorni, le settimane, non riusciamo a trovare il giorno giusto.

Passano i mesi ….

Passano gli anni ….

Pian piano l’entusiasmo di quel giorno si affievolisce, ma cova sempre nell’intimo della mente un tarlo, quel “posto”.
Ogni tanto chiacchierando con Mikkè ci diciamo: “prima o poi … andiamo a chiodare quelle placche là !”

ghiffiIn questi anni, da quel giorno, sono accadute tante cose molto importanti, tra queste ho conosciuto Fabio (Bigo) e l’Associazione Outdoor Liguria con le sue iniziative di valorizzazione dei luoghi meno conosciuti.

L’occasione dell’incontro è stata, tanto per cambiare sempre con Mikkè, la “creazione” di un’altra falesia (Ciapun Lisciou al Passo del Ghiffi, anche qui potrei sprecare megabyte di aneddotica … chissà … prima o poi …. ) nel 2004, poi ancora tante altre, frutto dell’immensa passione e conoscenza dei luoghi dell’arrampicata che Bigo mette a disposizione degli scalatori del mondo.

Sono trascorsi quasi 7 anni da quel giorno, piccolo per i più ma non per noi, il tarlo di chiodare le Placche delle Ferriere, mai sopito, esce nuovamente, un giorno Mikkè e Bigo vanno a fare una “passeggiata” in Val Cerusa e “casualmente” vanno a rivedere le ormai “mitiche” Placche delle Ferriere, probabilmente la giornata non è quella “giusta”, ci sono altri progetti più importanti da completare, altre cose da fare, insomma non scatta la scintilla che invoglia Bigo a prendere in seria considerazione il progetto.

Altri mesi trascorrono, questa volta è complice una “giornata persa” per colpa (o per merito?) della pioggia, con Bigo non possiamo andare a Finale per “lavorare” ad uno dei cantieri aperti, la decisione è rapida, andiamo a rivedere quel “posto”.

collageSalita veloce, solo un k-way che non si sa mai ci prendiamo una “ramata d’acqua”, sono di nuovo lì, Bigo è velocissimo, salta da una pietra all’altra per vedere bene le due placche da angolazioni diverse, oramai sono abituato a non riuscire a stargli dietro quando è in caccia, quando sta valutando la roccia, quando vaglia già le linee di salita, quando ha già in testa la falesia finita, pulita, disgaggiata, con i climber che si stanno divertendo scalando.

La situazione l’ho già vissuta altre volte, la conosco, ma cosa più importante conosco già il verdetto ancor prima che pronunci la fatidica frase:

“ok, si, merita”

chiamo Mikkè.

Ora inizia la parte meno entusiasmante della “creazione” di una falesia, è necessario prima di iniziare, conoscere la situazione catastale, avere un parere geologico sulla stabilità del sito, verificare che non ci siano vincoli di qualche genere, troppe volte vorremmo scalare in un luogo ma questo è sito di nidificazione o altro, non vogliamo assolutamente trovare ostacoli insormontabili in corso d’opera o peggio quando tutto è già finito. Qui l’impegno di Mikkè è sostanziale, scartabella tutto ciò che è scartabellabile, si scopre che non ci sono vincoli, che il sito è in area demaniale quindi nessun proprietario di terreno può impedire la scalata, comunque si parla con i vicini, i simpaticissimi fratelli Pastorino che ci accolgono anche loro con entusiasmo. La roccia particolare consiglia l’uso di materiali particolari, è necessario mettere dei fittoni da resinare appositi, più lunghi per garantire la tenuta, Bigo si accorda con il sig. Raumer in persona per una fornitura ad hoc.

brigantiTutto questo “da fare” si sovrappone agli altri progetti di richiodatura a Rian Cornei a Finale, sviluppati in un modo un po’ diverso dal solito, da come fanno quasi tutti gli altri chiodatori, cioè in segretezza, di nascosto, quasi fosse un’attività da non divulgare, guai a far sapere che c’è una nuova falesia chiodata che “maniman …. ci viene gente a scalare !”. Ecco, già dai primi lavori a Finale abbiamo stimolato gli scalatori a venire nei nostri “cantieri”, a vedere con i propri occhi quello che stiamo facendo, a recepirne i consigli e le impressioni, a gioire con loro quando “scoprono” di essere i primi salitori di un tiro.

Ecco, questo modo nuovo, forse, di creare una falesia vogliamo continuare a proporlo, vogliamo far partecipi i fruitori di questa falesia all’attrezzatura e preparazione, condividere onori e oneri, per questo decidiamo di coinvolgere al 100% il forum Quotazero.com ed i suoi iscritti, ciascuno per quello che può ma per una volta in prima persona.

L’abbandono del progetto di ripristino delle vecchie e pericolose soste alle Placche di Riva Trigoso (e purtroppo della falesia intera … ) promosso e finanziato dagli iscritti di Quotazero.com ci ha spinto a destinare i fondi fino a quel momento raccolti verso le Placche delle Ferriere.

Con questo sogno di partecipazione per realizzare il proprio terreno di gioco Mikkè chiama a raccolta tutto Quotazero.com, appuntamento il 30 novembre 2008 per l’inizio dei lavori, la data è storica.

Purtroppo le condizioni meteo quel giorno sono pessime e si decide di rimandare, la storia può attendere.

partenzalavoro7 Dicembre 2008 è il giorno

Finalmente, sono trascorsi quasi 8 anni, non ci posso credere, una decina di entusiasti volontari stanno calpestando la traccia che porta al “posto” !!

nevevinoSono iniziati i lavori, chi sposta pietre, chi ripulisce dai rovi lo spazio alla base delle placche, chi traccia una sorta di sentiero per rendere più agevole raggiungere questo nostro “posto”, i lavori fervono nonostante una bella nevicata di alcuni giorni prima ha lasciato un bel segno e appena cala il sole la temperatura precipita. Il primo giorno di lavoro è comunque finito nel migliore dei modi.

Ma ecco che nuovamente gli eventi, questa volta atmosferici, ci obbligano ad un prolungato stop, però oramai il dado è tratto, è la metà di marzo quando con Bigo facciamo un blitz infrasettimanale e diamo “una botta” al Muro Walterlitz, quello più basso, è ripulito e disgaggiato, siamo pronti per chiodare i primi tiri, da questo momento le giornate di lavoro non le contiamo più.

carico1L’iniziale entusiasmo dei quotazerini purtroppo sembra scomparso, il più delle volte siamo soli, io Bigo, le capre dei fratelli Pastorino e nel versante di fronte a noi i fratelli Piccardo anche loro allevatori e custodi dell’alta Val Cerusa.

Ogni tanto con noi si aggiunge qualche amico, tra i più curiosi, tra quelli con cui andiamo a scalare più spesso … ma il più delle volte soli…. nel silenzio del torrente Cerusa che romba a valle.

lavoro2E’ in questi giorni che si assapora appieno il fascino di questa attività, strana, pazza, fuori dagli standard.

Le ore trascorse appesi alle corde fisse a pulire la parete dagli appigli fragili, dagli arbusti che nascondono le prese “buone”, le tante ore a schiena bassa per sistemare a dovere la base delle pareti, come gli antichi contadini e i nostri “dirimpettai” nel loro orto perfetto, scopriamo il salire e poi il discendere del gregge dal pascolo alle loro ben determinate ore, senza sgarrare il minuto, scopriamo ancora una volta il profumo delle erbe selvatiche appena tagliate,

ospitiveder “nascere” una linea di scalata, di per se piacevole, non rappresenta nulla al confronto, quelle sensazioni non si possono raccontare, si devono vivere in prima persona “i soliti assenti non sapranno mai quello che si sono persi”.

pastorinoDi tanto in tanto vengono a farci visita i fratelli Pastorino, un momento di pausa, si fanno discorsi in perfetto genovese, peccato che lo capisco poco e fatico non poco a seguire i racconti, di quando era alpino, di quando era emigrato in Germania, di tempi andati ma ancora vivi nelle parole di Beppe Pastorino.

Marzo è stato un buon mese, abbiamo lavorato almeno 3 4 volte a settimana, pian piano vediamo realizzarsi il sogno, con fatica, spesso fino a notte, ogni volta che saliamo il sentiero sempre stracarichi di materiali e attrezzature per arrivare al nostro “posto” vediamo i cambiamenti del panorama, l’erba dei prati alzarsi giorno dopo giorno, lo sbocciare dei nuovi fiori, vediamo il risveglio della natura di primavera, vediamo la nascita di un tiro dopo l’altro.

nottelunaA volte ci chiediamo cosa stanno pensando i fratelli Piccardo, dalla loro cascina di fronte alla falesia ci vedono sempre qui, appesi alle corde fisse, con le frontali accese al buio, ci rispondiamo da soli, “devono essere dei pazzi, speriamo che non vengano anche qui da nialtri! “

… loro … non possono capire …

come non capiscono le nostre mogli … non possono capire …

Ma capiranno coloro che un giorno scaleranno su queste placche?
A questa domanda non so dare risposta, quando lo chiedo a Bigo e Mikkè loro mi guardano e scuotono la testa …. ma sotto sotto speriamo di si.

Dopo mesi, anni, finalmente le Placche delle Ferriere sono una realtà, ma ancora una volta il meteo bizzarro ci mette lo zampone, dobbiamo rimandare la festa d’inaugurazione, ancora una volta il giorno “giusto” si fa un pò più in là … sembra che un destino contrario non voglia farci mettere la ciliegina sulla torta di questo sogno.

inaugurazione117 maggio 2009 inaugurazione
E’ una giornata splendida, finalmente, ci incontriamo con un gruppetto di amici a Fiorino per dividerci un po’ di “carico”, cibo e beveraggi sopratutto, oggi è giornata di festa e non ci vogliamo far mancare niente.

Del sentiero d’accesso oramai conosciamo anche il nome di ogni pietra, di ogni arbusto, ma è sempre bello salire, i prati danno il meglio di sé con una fioritura immensa, quasi sapessero che la giornata è importante.

inaugurazioneArrivati sul “posto” iniziamo a mettere qualche corda già pronta per fare provare il gioco dell’arrampicata anche a chi verrà e non l’ha mai fatto prima, piano piano arrivano tante persone, molte già conosciute, con altre ci si saluta per la prima volta ed è come se ci si conoscesse da tempo , tutti portano da mangiare e da bere ed è festa per l’intera giornata, c’è chi arriva, chi va via, chi scala, chi chiacchiera, chi fa progetti di montagna per il futuro.

climberclimber1Si sente e si vede la felicità di chi ha voluto venire a vedere quello che finora avevano solo sentito raccontare o visto in qualche foto.

Alla fine della giornata abbiamo la soddisfazione che il lavoro fatto non è stato del tutto inutile, perché non è stato fatto per noi stessi, resterà per far divertire gli altri, sperando che anche i futuri climber continuino a frequentare questo, come tutti gli altri “posti” e che ne curino la manutenzione, non solo per se stessi, ma per gli altri.

Un giorno, quando non saremo più in condizione di essere nel nostro “posto”, almeno avremo qualcosa da dire.

By Walter